Micropoli

Il sogno della Micropoli affonda le radici nel tempo della mia adolescenza quando si affacciò l’idea di un luogo abitato da uomini liberi e creativi, nel quale la res cogitans potesse convivere armoniosamente con la res extensa, anche se quello era il tempo delle prime entusiastiche quanto acerbe sperimentazioni condotte nella soffitta di via Bartommeo Scala.

La Micropoli, la città ideale vagheggiata ai tempi della soffitta. Particolare Agorà (2010)

Ma la forza di quel pensiero pescava la sua energia in una serie di precedenti esperienze fatte da bambino quando, durante i periodi di vacanza trascorsi a Montecastelli, avevo percepito come non si dovesse tener separato il sapere umanistico e scientifico – a me tramandato con passione antica dal parroco Cesare Buti e dall’erudito Corrado Guazzini – da quello manuale, verso il quale mi aveva avviato allora nonno Romano, abile calzolaio; la scoperta poi, lungo le rive dell’Arno, dei tralicci metallici dell’energia elettrica e degli strumenti a lancetta all’interno della cabina di comando di una draga, aveva già evidenziato la mia tendenza ad una visione insieme estetica e cognitiva del mondo, specie dopo l’incontro con un rivelatore di segnali elettrici, il cosiddetto detector a “baffo di gatto”, al quale mi ero avvicinato per la sua forma perfetta di scultura per poi scoprire il fascino misterioso del suo funzionamento, ovvero dell’altra faccia della bellezza.

Gli anni della soffitta furono gli anni di consolidamento e di sviluppo dell’intuizione scoccata alla vista di quell’oggetto, durante i quali prese avvio la ricerca di una superiore unità di arte e scienza (come precipitato appunto di bellezza e conoscenza), che non rimanesse tuttavia pura speculazione, ma che trovasse una declinazione anche pragmatica.

Nei primi anni della mia attività professionale cercai dunque di capire come concretizzare le mie idee senza tradire l’amore per il bello e, con il tempo, la varietà delle esperienze mi indicò la via più opportuna da seguire, elevando il binomio pensiero e azione a prassi lavorativa, oltreché a filosofia di vita.

La Micropoli: spazio esterno.
Particolare della struttura architettonica “Concoide Fourier Risonanza” (2010)

L’indivisibilità di res cogitans e res extensa non solo però ha improntato cinquant’anni di attività, continuando ad esserne ad oggi il condensato essenziale, ma ha trovato anche un luogo di sintesi nella Micropoli, la città ideale vagheggiata ai tempi della soffitta e poi divenuta realtà.

Un luogo nel bel mezzo della campagna toscana, nei pressi della Ginestra Fiorentina, dove un’architettura e i suoi contenuti rappresentano il corpo di un antico sogno; dove la combinazione armonica di studio, ricerca e lavoro, oltre a quella delle “due culture”, ovvero l’alleanza tra equazione e poesia, ha fatto nascere nel tempo sofisticati e innovativi sistemi cibernetici, conosciuti e diffusi in tutto il mondo, oltre a una nuova forma d’arte ispirata a quel pensiero metafisico che, da sempre, ha contribuito a fecondare il terreno sul quale è cresciuto l’albero del sapere scientifico.

Un luogo, di un non luogo, dove è nata e si è affermata una consonanza tra persone di varia estrazione culturale (informatici, biologi, artisti, ingegneri, musicisti, chimici, architetti, medici, umanisti), che si sono legate per l’intero arco della loro vita, fin qui, nell’intento, riuscito, di condividere ideali, programmi, amicizia.

Firenze, 4 aprile 2009

Micropoli

Il sogno della Micropoli affonda le radici nel tempo della mia adolescenza quando si affacciò l’idea di un luogo abitato da uomini liberi e creativi, nel quale la res cogitans potesse convivere armoniosamente con la res extensa, anche se quello era il tempo delle prime entusiastiche quanto acerbe sperimentazioni condotte nella soffitta di via Bartommeo Scala.

La Micropoli, la città ideale vagheggiata ai tempi della soffitta. Particolare Agorà (2010)

Ma la forza di quel pensiero pescava la sua energia in una serie di precedenti esperienze fatte da bambino quando, durante i periodi di vacanza trascorsi a Montecastelli, avevo percepito come non si dovesse tener separato il sapere umanistico e scientifico – a me tramandato con passione antica dal parroco Cesare Buti e dall’erudito Corrado Guazzini – da quello manuale, verso il quale mi aveva avviato allora nonno Romano, abile calzolaio; la scoperta poi, lungo le rive dell’Arno, dei tralicci metallici dell’energia elettrica e degli strumenti a lancetta all’interno della cabina di comando di una draga, aveva già evidenziato la mia tendenza ad una visione insieme estetica e cognitiva del mondo, specie dopo l’incontro con un rivelatore di segnali elettrici, il cosiddetto detector a “baffo di gatto”, al quale mi ero avvicinato per la sua forma perfetta di scultura per poi scoprire il fascino misterioso del suo funzionamento, ovvero dell’altra faccia della bellezza.

Gli anni della soffitta furono gli anni di consolidamento e di sviluppo dell’intuizione scoccata alla vista di quell’oggetto, durante i quali prese avvio la ricerca di una superiore unità di arte e scienza (come precipitato appunto di bellezza e conoscenza), che non rimanesse tuttavia pura speculazione, ma che trovasse una declinazione anche pragmatica.

Nei primi anni della mia attività professionale cercai dunque di capire come concretizzare le mie idee senza tradire l’amore per il bello e, con il tempo, la varietà delle esperienze mi indicò la via più opportuna da seguire, elevando il binomio pensiero e azione a prassi lavorativa, oltreché a filosofia di vita.

La Micropoli: spazio esterno.
Particolare della struttura architettonica “Concoide Fourier Risonanza” (2010)

L’indivisibilità di res cogitans e res extensa non solo però ha improntato cinquant’anni di attività, continuando ad esserne ad oggi il condensato essenziale, ma ha trovato anche un luogo di sintesi nella Micropoli, la città ideale vagheggiata ai tempi della soffitta e poi divenuta realtà.

Un luogo nel bel mezzo della campagna toscana, nei pressi della Ginestra Fiorentina, dove un’architettura e i suoi contenuti rappresentano il corpo di un antico sogno; dove la combinazione armonica di studio, ricerca e lavoro, oltre a quella delle “due culture”, ovvero l’alleanza tra equazione e poesia, ha fatto nascere nel tempo sofisticati e innovativi sistemi cibernetici, conosciuti e diffusi in tutto il mondo, oltre a una nuova forma d’arte ispirata a quel pensiero metafisico che, da sempre, ha contribuito a fecondare il terreno sul quale è cresciuto l’albero del sapere scientifico.

Un luogo, di un non luogo, dove è nata e si è affermata una consonanza tra persone di varia estrazione culturale (informatici, biologi, artisti, ingegneri, musicisti, chimici, architetti, medici, umanisti), che si sono legate per l’intero arco della loro vita, fin qui, nell’intento, riuscito, di condividere ideali, programmi, amicizia.

Firenze, 4 aprile 2009