Immaginario reale |
| Venerdì 19 Marzo 1999 |
|
"Non si trova, nelle cose, nient'altro se non quello Le "cose" definite immaginarie a priori sono spesso "cose" reali che devono adattarsi a particolari contesti per potersi affermare; la geometria immaginaria di Lobacevskij, ad esempio, non è altro che la geometria molto reale di una particolare superficie. D’altra parte sono convinto che tutto ciò che non può essere immaginato non esiste e che l’unico contrassegno dell’impossibilità è il non riuscire a concepire. Dai Frammenti postumi di Nietzsche trascrivo questa dichiarazione: "Non si trova, nelle cose, nient’altro se non quello che noi stessi vi abbiamo nascosto dentro: questo gioco da bambini, di cui non vorrei pensar male, si chiama scienza?". Questo passo nietzscheano è simile a uno di Kant, nella prefazione alla seconda edizione della Critica della ragion pura; seguendo la via scoperta da Bacone, Galilei Torricelli e Stahl compresero "che la ragione scorge soltanto ciò che essa stessa produce secondo il proprio disegno". Ciò che appare vero e reale, ciò che risulta evidente, si potrà così accettare in minima parte, mentre si dovrà immaginare e creare il nostro mondo, attraverso la creazione poetica, attraverso la trasformazione delle "teorie e dei concetti in finzioni e in libere creazioni della mente" alle quali si dovrà necessariamente accompagnare una "profonda credenza, una forte religiosità", come Einstein aveva detto, per giungere alla descrizione e alla rappresentazione degli elementi che formano il mondo reale.In The future of Mathematics André Weil aveva scritto che "se la logica è l’igiene del matematico, non gli fornisce però alcun cibo". La conferma ci viene da M.C. Escher che nel 1965, quando accettò il Premio per la Cultura della città di Hilversum, confessò: "Al liceo di Arnhem ero uno studente assai poco brillante in aritmetica e in algebra perché avevo, come ho ancora, grosse difficoltà con i numeri e con le lettere astratte. Le cose andarono un po’ meglio con la stereometria [geometria solida] perché dovevo servirmi dell’immaginazione, ma finché sono andato a scuola non mi sono mai distinto neanche in questa materia. Ma la nostra vita può imboccare strani sentieri". Di fatto, le ricerche sviluppate da Escher sono state di un’ampiezza tale da anticipare di venti anni, ad esempio, quelle dei cristallografi. L’intera sua opera grafica è diventata metafora visiva di teorie altrui oltreché una lezione destinata a illustrare concetti che mai, neppure nelle sue fantasie più azzardate, egli avrebbe immaginato. In To Infinity and Beyond: a cultural history of the infinite, Eli Maor scrive: "Il genio di Escher sta forse nella sua capacità di ritrarre idee matematiche astratte in termini di oggetti concreti e riconoscibili". |