Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura - Consiglio di Quartiere 4, Commissione Cultura - TRA ART rete regionale per l’arte contemporanea

"Intorno al 1450 Andrea del Castagno fa le sue prove come decoratore di un ambiente profano nella `casa da signore´ dei Carducci a Legnaia (Soffiano), presso Firenze. Era questa una villa trecentesca manomessa e trasformata, con una lunga loggia rettangolare al piano terreno, le tre pareti della quale vennero dipinte dal nostro. […] La sala fu poi frazionata in più parti e ridotta a squallide abitazioni popolari; un vero alveare umano e solo nel 1847 vi tornarono in luce alcune zone degli affreschi"

(Mario Salmi, Andrea del Castagno, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 1961).

Nel progettare questa installazione all’interno della Villa dei Carducci, ho tenuto conto dello spirito con il quale Andrea del Castagno e, forse, il suo committente, intesero esaltare la figura di sei grandi fiorentini, celebrati da un orgoglio consapevole secondo un’idea umanistica, che vissero tra il XIII e il XIV secolo.

Il celebre avventuriero Pippo Spano, il nobile ghibellino Farinata degli Uberti, il politico Niccolò Acciaioli, che fece costruire la Certosa del Galluzzo, dove è sepolto, e poi Dante, Petrarca, Boccaccio, oltre a tre donne illustri, tre famose eroine, quali esempi di valore o saggezza femminile, necessariamente tolte dalla civiltà del passato in rapporto con una iconografia tradizionale.

La Sibilla Cumana, figura mitologica latina, la Regina Ester, di cui si parla nell’Antico Testamento e Tamiri, la combattiva regina di Scizia, che sconfisse Ciro, re dei persiani.

Uomini e Donne illustri che Andrea del Castagno affrescò sul lato lungo dell’aula e che a metà del sec. XIX furono “strappati” dalla parete.

Gli affreschi sono conservati oggi agli Uffizi, mentre a Villa dei Carducci rimangono le sinopie. L’obiettivo che mi sono posto è stato quello di invertire la freccia del tempo, per far tornare questi personaggi nello stesso luogo nel quale Andrea li celebrò, oltre cinque secoli fa.

La porta al centro di uno dei due lati corti della sala, quella sormontata da una lunetta con la Vergine e il Bambino e dalla figura di Eva, a sinistra, e ciò che rimane di Adamo, a destra, è stata l’elemento “attrattore” che ha stimolato la mia fantasia. La porta, quindi, cioè il vano attraverso il quale si passa per entrare e per uscire; il vano da dove è passato Andrea per eseguire gli affreschi e da dove questi sono stati fatti uscire, una volta rimossi dalla parete.

A questa porta ne ho sovrapposta un’altra, metaforica, formata da un pannello-schermo centrale e da altri due laterali, posizionati sopra un livello spaziale anticipato.

I tre pannelli rappresentano i piani del tempo dai quali emergono, perché proiettate, le figure storiche e mitologiche, che così tornano a vivere una nuova dimensione, leggera e fantastica, grazie alla ricca modulazione di effetti e di invenzioni trasferite in un video.

L’immagine di ogni singolo personaggio si trasforma in questo modo dallo stato di sinopia a quello di corpo pittorico, così come Andrea l’aveva dipinta.

La prima parte del video propone una serie di immagini, com’erano in origine, accompagnate da un brano di musica medioevale per flauto e cembalo. La seconda parte, di maggior durata, è caratterizzata da immagini e suoni influenzati dai “cortocircuiti” del tempo, durante le numerose inversioni della sua freccia. Immagini che, nel tentativo di farsi largo attraverso le dense pareti del tempo, producono stringhe sonore di musica elettroacustica.

Ai piedi di una delle sinopie è stata appoggiata una scala in plexiglass i cui elementi, estremamente ridotti, sono illuminati al loro interno da una tenue luce bianca; una scala metaforica di cui si è servito Andrea per affrescare la parete; la stessa scala che è servita agli addetti per “strappare” gli affreschi e portarli via dal luogo nel quale erano nati.

 

Luciano Romoli